Fin da quando ero piccolo, mio padre svolgeva lo stesso lavoro che svolgo oggi io.A scuola capitava spesso,quando cambiavo classe o istituto, che i professori s'informassero sulla vita di noi studenti, comprese le attitudini lavorative dei nostri genitori. Quasi tutti gli altri studenti alla domanda " cosa fa tu padre ? ", rispondevano con semplici monosillabi tipo: l'impiegato,il geometra,il barista,lo spazzino etc. etc. Quando arrivava il mio turno,dopo aver sudato freddo per il tempo di attesa,ed aver ripassato a memoria circa 20 volte la possibile definizione più corta, scattava la fatidica domanda... " e Tuo Padre ,di cosa si occupa? ".Io spesso esordivo, cercando la via più breve, dicendo : " Mio padre fa il tecnico per cucine professionali". Dopo un breve momento di studio e varie espressioni di domanda dipinte sui volti dei professori, tornavano alla carica chiedendo di spiegare meglio cosa facesse un tecnico di cucine professionali. Io demotivato spiegavo con calma e questa volta in maniera esaustiva che per fare tale professione bisogna essere un po' elettricisti,un po' idraulici un po' metalmeccanici e persino saldatori.Lo sguardo dei più, a questo punto s'inabissava nel vuoto più assoluto come cercando nel proprio database mentale di assemblare tutte queste professioni in una sola.Spesso accadeva che questo processo mentale lasciava i professori nello sconforto di una incapacità di capire che li frustrava profondamente.Dopo qualche giorno e vi assicuro che succedeva puntualmente, come a voler sanare questa strana curiosità, scattava il compito in classe d'italiano, un unico tema, Descrivete il lavoro dei vostri genitori ed il rapporto che Voi avete con questo lavoro. Ma porca miseria, era il lavoro di mio padre non il mio, perchè avrei dovuto conoscerlo così a fondo da poterci fare un tema! Fu così che per sanare questi dubbi, all'età di 12 anni cominciai ad accompagnare " il vecchio" nei suoi viaggi di lavoro pomeridiani. Scoprii con molta sorpresa che era un lavoro si faticoso, ma anche pieno di imprevisti e situazioni piacevoli.Innanzi tutto, non si stava sempre chiusi in un unico posto, ma ogni giorno si viaggiava verso un cliente nuovo e si conoscevano tutti i paesaggi che circondano la mia città.Una volta arrivati, si era trattati come eroi, in quanto all'epoca in Umbria non era facile trovare chi ti riparasse le apparecchiature di cucina e ti permettesse di continuare a servire i pasti ai tuoi clienti.Dopo la fase tecnica del lavoro, dove si era praticamente soli in cucina a sistemare le varie cose,veniva la fase ricompensatoria, se così vogliamo dire, dove si faceva il conto al cliente e si riceveva il giusto compenso per il servizio reso. In questa fase normalmente si chiacchierava con i titolari dei ristoranti, ti offrivano da bere ed a volte anche da mangiare e poi alla fine ti consegnavano il denaro che avevi richiesto a fronte del tuo lavoro. Immaginate di fare questo per quattro o cinque volte al giorno presso clienti diversi, e di tornare a casa la sera con un bel pacchetto di banconote nel portafoglio. Agli occhi di un ragazzino di 12 anni questo era il paese delle meraviglie e verificare che i clienti ti aspettassero a braccia aperte e ti lasciassero andare via con i soldi ed in più eterna riconoscenza era veramente fantastico.Negli anni a seguire continuai a studiare e presi il diploma in un istituto tecnico che mi dava le basi di elettronica per poter fare questo lavoro, in quanto in molte delle apparecchiature di cucina stava prepotentemente entrando l'elettronica al posto dell'elettromeccanica.Entrai nell'azienda di mio padre dopo due anni di università ed uno di servizio militare passato in Sardegna a Macomer ( ma questa è un'altra storia).Fin dai primi giorni di lavoro,cominciai ad adorare questo mestiere, che come quello del medico, non lasciava molto tempo libero, ma in compenso gratificava sotto diversi punti di vista.Man mano che gli anni passavano, cominciai a notare che qualcosa stava cambiando,i corsi di aggiornamento (anche quelli una parte affascinante del mio lavoro) diventavano inutili e ripetitivi, i clienti non ti aspettavano più alla porta per accoglierti calorosamente, ma al contrario scappavano dalla porta del retro per non dover affrontare il pagamento finale. Spesso mi trovavo da solo in cucina a lavorare pensando che sarei uscito di lì, senza nessuno che mi avesse pagato e cosa ancora più triste nessuno che mi salutasse cordialmente. Cominciò a far parte del mio lavoro anche un aspetto che non avevo mai conosciuto,quello del riscossore.In particolare, riscuotere è una parte molto deprimente del mio lavoro odierno, in quanto ha delle regole e degli aspetti ben precisi. Innanzi tutto, esci la mattina con il tuo giro di assistenze,ed oltre a quelle, una marea di foglietti di indirizzi presso i quali devi passare senza preavviso per poter sperare di trovare il titolare del ristorante. Se tutto va bene, e riesci a trovare in sede il titolare, ti senti immerso in un atmosfera di accattonaggio che non ti appartiene. Praticamente,il ristoratore esordisce dicendo : " non c'era bisogno di passare, ti avrei spedito un assegno a giorni!!", e dicendo questo ti guarda come si guarda il povero barbone all'angolo del palazzo.Seconda fase è la finta ricerca del libretto degli assegni che guarda caso è sempre finito e quindi non può fartelo al momento.Mi è capitato a volte di buttare un occhio sul libretto che il signore si trovava in mano e di notare che l'ultimo assegno staccato risaliva a circa un anno prima.Immagino che quel libretto servisse all'uopo per questo tipo di situazioni e che quindi il fatto di non voler pagare sia un sistema consolidato. Nel corso degli anni ho sperimentato la tecnica di arrivare subito dopo il servizio e di far notare al cliente che avendo tutti i tavoli della sala in disordine deveva aver incassato per forza perlomeno i pagamenti dei pranzi e quindi poteva saldarmi anche in contanti. Le banche,cosa di cui scriverò un post a parte, si sono inventate il Bancomat e la carta di credito e da allora anche la mia tecnica di arrivare dopo il pranzo ha trovato un alibi credibile. " Ma sai oggi pagano tutti con il bancomat e quindi in cassa non ho niente! " . Insomma, oggi se mio figlio fosse interrogato da un professore avrebbe una lista di lavori ancora più lunga da confezionare per descrivere " Il tecnico". A volte mi pongo una domanda, e seriamente dico a me stesso : se devi lavorare,poi passare a riscuotere con minacce varie anche cinque o sei volte dallo stesso cliente, non sarebbe meglio direttamente passare a chiedere il Pizzo? Si eviterebbe tutto quel lavoro che un tempo era gratificante e che oggi lo percepisco come umiliante.
A Voi la risposta.
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Bell'articolo, soprattutto il finale. Peccato che i tempi siano cambiati in modo così negativo...
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