un thè a Parigi

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La città per eccellenza

sabato 30 gennaio 2010

Errata corrige MIA FIGLIA

Cosa non farebbe un padre per far contenti i figli, ed in maniera specifica le figlie.Immagino come la maggior parte dei padri siano d'accordo con me quando dico che ci facciamo abbindolare come vogliono dalle mogli, ma le figlie sono una categoria ancora più manipolatrice.Ebbene, mia figlia ha letto il mio blog e dopo aver riso un po' ha concluso che la sua figura ne usciva malandata e mi ha apostrofato con le seguenti parole: "Pa,guarda che il tuo post sul blog, mi fa apparire come una figlia viziata che passa la vita a a farsi scarrozzare dal padre alle feste". Immaginate la tristezza del cuore di un padre, che sente che sta facendo del male alla propria figlia..... ahahahahah "finalmente ti ho in pugno piccola mantide religiosa" . Ovviamente sto scherzando, come scherzo ed amplifico tutto quello che scrivo in questo blog. Facciamo i seri per un momento e cerchiamo di descrivere come è veramente la numero 3.Quando penso a mia figlia, il cuore mi si stringe in un sentimento immenso di amore e protezione, e vorrei essere capace di garantire in qualche modo che la sua vita fosse lunga, felice e serena. Lei dal canto suo, non mi ha dato mai dei motivi seri per dubitare o preoccuparmi, anzi adesso che ci penso è fin troppo brava figlia..... ( ci sarà sotto qualcosa??). Ti amo figlia mia, non cambiare mai se non in meglio.

Tuo Padre.

Il mio lavoro

Fin da quando ero piccolo, mio padre svolgeva lo stesso lavoro che svolgo oggi io.A scuola capitava spesso,quando cambiavo classe o istituto, che i professori s'informassero sulla vita di noi studenti, comprese le attitudini lavorative dei nostri genitori. Quasi tutti gli altri studenti alla domanda " cosa fa tu padre ? ", rispondevano con semplici monosillabi tipo: l'impiegato,il geometra,il barista,lo spazzino etc. etc. Quando arrivava il mio turno,dopo aver sudato freddo per il tempo di attesa,ed aver ripassato a memoria circa 20 volte la possibile definizione più corta, scattava la fatidica domanda... " e Tuo Padre ,di cosa si occupa? ".Io spesso esordivo, cercando la via più breve, dicendo : " Mio padre fa il tecnico per cucine professionali". Dopo un breve momento di studio e varie espressioni di domanda dipinte sui volti dei professori, tornavano alla carica chiedendo di spiegare meglio cosa facesse un tecnico di cucine professionali. Io demotivato spiegavo con calma e questa volta in maniera esaustiva che per fare tale professione bisogna essere un po' elettricisti,un po' idraulici un po' metalmeccanici e persino saldatori.Lo sguardo dei più, a questo punto s'inabissava nel vuoto più assoluto come cercando nel proprio database mentale di assemblare tutte queste professioni in una sola.Spesso accadeva che questo processo mentale lasciava i professori nello sconforto di una incapacità di capire che li frustrava profondamente.Dopo qualche giorno e vi assicuro che succedeva puntualmente, come a voler sanare questa strana curiosità, scattava il compito in classe d'italiano, un unico tema, Descrivete il lavoro dei vostri genitori ed il rapporto che Voi avete con questo lavoro. Ma porca miseria, era il lavoro di mio padre non il mio, perchè avrei dovuto conoscerlo così a fondo da poterci fare un tema! Fu così che per sanare questi dubbi, all'età di 12 anni cominciai ad accompagnare " il vecchio" nei suoi viaggi di lavoro pomeridiani. Scoprii con molta sorpresa che era un lavoro si faticoso, ma anche pieno di imprevisti e situazioni piacevoli.Innanzi tutto, non si stava sempre chiusi in un unico posto, ma ogni giorno si viaggiava verso un cliente nuovo e si conoscevano tutti i paesaggi che circondano la mia città.Una volta arrivati, si era trattati come eroi, in quanto all'epoca in Umbria non era facile trovare chi ti riparasse le apparecchiature di cucina e ti permettesse di continuare a servire i pasti ai tuoi clienti.Dopo la fase tecnica del lavoro, dove si era praticamente soli in cucina a sistemare le varie cose,veniva la fase ricompensatoria, se così vogliamo dire, dove si faceva il conto al cliente e si riceveva il giusto compenso per il servizio reso. In questa fase normalmente si chiacchierava con i titolari dei ristoranti, ti offrivano da bere ed a volte anche da mangiare e poi alla fine ti consegnavano il denaro che avevi richiesto a fronte del tuo lavoro. Immaginate di fare questo per quattro o cinque volte al giorno presso clienti diversi, e di tornare a casa la sera con un bel pacchetto di banconote nel portafoglio. Agli occhi di un ragazzino di 12 anni questo era il paese delle meraviglie e verificare che i clienti ti aspettassero a braccia aperte e ti lasciassero andare via con i soldi ed in più eterna riconoscenza era veramente fantastico.Negli anni a seguire continuai a studiare e presi il diploma in un istituto tecnico che mi dava le basi di elettronica per poter fare questo lavoro, in quanto in molte delle apparecchiature di cucina stava prepotentemente entrando l'elettronica al posto dell'elettromeccanica.Entrai nell'azienda di mio padre dopo due anni di università ed uno di servizio militare passato in Sardegna a Macomer ( ma questa è un'altra storia).Fin dai primi giorni di lavoro,cominciai ad adorare questo mestiere, che come quello del medico, non lasciava molto tempo libero, ma in compenso gratificava sotto diversi punti di vista.Man mano che gli anni passavano, cominciai a notare che qualcosa stava cambiando,i corsi di aggiornamento (anche quelli una parte affascinante del mio lavoro) diventavano inutili e ripetitivi, i clienti non ti aspettavano più alla porta per accoglierti calorosamente, ma al contrario scappavano dalla porta del retro per non dover affrontare il pagamento finale. Spesso mi trovavo da solo in cucina a lavorare pensando che sarei uscito di lì, senza nessuno che mi avesse pagato e cosa ancora più triste nessuno che mi salutasse cordialmente. Cominciò a far parte del mio lavoro anche un aspetto che non avevo mai conosciuto,quello del riscossore.In particolare, riscuotere è una parte molto deprimente del mio lavoro odierno, in quanto ha delle regole e degli aspetti ben precisi. Innanzi tutto, esci la mattina con il tuo giro di assistenze,ed oltre a quelle, una marea di foglietti di indirizzi presso i quali devi passare senza preavviso per poter sperare di trovare il titolare del ristorante. Se tutto va bene, e riesci a trovare in sede il titolare, ti senti immerso in un atmosfera di accattonaggio che non ti appartiene. Praticamente,il ristoratore esordisce dicendo : " non c'era bisogno di passare, ti avrei spedito un assegno a giorni!!", e dicendo questo ti guarda come si guarda il povero barbone all'angolo del palazzo.Seconda fase è la finta ricerca del libretto degli assegni che guarda caso è sempre finito e quindi non può fartelo al momento.Mi è capitato a volte di buttare un occhio sul libretto che il signore si trovava in mano e di notare che l'ultimo assegno staccato risaliva a circa un anno prima.Immagino che quel libretto servisse all'uopo per questo tipo di situazioni e che quindi il fatto di non voler pagare sia un sistema consolidato. Nel corso degli anni ho sperimentato la tecnica di arrivare subito dopo il servizio e di far notare al cliente che avendo tutti i tavoli della sala in disordine deveva aver incassato per forza perlomeno i pagamenti dei pranzi e quindi poteva saldarmi anche in contanti. Le banche,cosa di cui scriverò un post a parte, si sono inventate il Bancomat e la carta di credito e da allora anche la mia tecnica di arrivare dopo il pranzo ha trovato un alibi credibile. " Ma sai oggi pagano tutti con il bancomat e quindi in cassa non ho niente! " . Insomma, oggi se mio figlio fosse interrogato da un professore avrebbe una lista di lavori ancora più lunga da confezionare per descrivere " Il tecnico". A volte mi pongo una domanda, e seriamente dico a me stesso : se devi lavorare,poi passare a riscuotere con minacce varie anche cinque o sei volte dallo stesso cliente, non sarebbe meglio direttamente passare a chiedere il Pizzo? Si eviterebbe tutto quel lavoro che un tempo era gratificante e che oggi lo percepisco come umiliante.

A Voi la risposta.

venerdì 29 gennaio 2010

FARE IL PADRE:

Ieri sera, al rientro da una giornata intensa di lavoro, mentre mi spogliavo con calma per sistemarmi nel mio comodo pigiama, si avvicina mia figlia e mi dice: "Pa!!!". Immediatamente un brivido di freddo ha percorso la mia schiena e le pareti della camera si sono strette su di me.Dopo un breve momento di claustrofobia , mi sono fatto coraggio ed ho chiesto con voce flebile : " Sii?? ". Lei con fare da mantide religiosa mi ha chiesto di accompagnarla in un pub dove avrebbe incontrato delle amiche per organizzare una festa di compleanno e poi ha aggiunto ( cosa estremamente intimidatoria) "la mamma mi ha detto che mi avresti accompagnato".Guardo l'orologio e scopro che avrei beneficiato di una pausa di circa un ora prima dell'uscita preorganizzata, decido allora di svaccarmi davanti alla tv immerso nel mio fantastico Puff. Del mio Puff , magari ve ne parlo in un prossimo post, e vi assicuro che ne vale la pena, anche se attirerò le ire di tutte quelle mogli che verranno vessate dai mariti per averne uno uguale.Tornando alla mia pausa di oramai 50 minuti,scopro con sospetto che mi gira attorno il figlio numero 2. Tanto per non lasciare spazio alla curiosità, vi diro' che sono padre di 3 figli anche se a volte penso che siano più o meno un plotone di circa 250 barbari scalmanati.Ebbene, figlio n. 2 continua a ronzare intorno al mio amatissimo puff e crea quella sensazione di un vortice d'aria tipo tornado che riduce ad un sottovuoto la mia aria vitale.Uscendo a fatica dall'apnea creata dal sottovuoto,con uno sguardo severo chiedo: "Che c'è??" .
Il produttore di tornado, rallentando il suo turbinare, chiede conferma del fatto che io accompagni figlia n° 3 al pub, e che dato il fatto che la mia auto sia ancora parcheggiata di fronte l'ufficio, sicuramente userò la sua.Dopo un finto pensare annuisco e cercando di riprendere il discorso della televisione fingo di aver esaurito la conversazione.Ovviamente il tornado passa da forza 1 a forza 4, che per gli appassionati di meterologia significa altamente distruttivo.La sensazione di apnea aumenta e mi sento sollevato dal mio puff fino ad un metro di altezza.Immediatamente lo spunto geniale, e dalla quota di un metro e senza paracadute, grido nel vento: " ti do 20 euro per mettere benzina domani". come per incanto la furia degli elementi cessa di colpo, ed io senza paracadute precipito di nuovo nel mio puff che mi abbraccia e mi consola. Tornato il sereno l'orologio mi fa notare che il mio tempo si è ridotto a 40 minuti e che se voglio approfittarne devo concentrarmi sul riposo. Il mio sguardo si rivolge nuovamente alla televisione che, lasciata senza controllo, mi sta facendo vedere il faccione di Emilio Fede che parla di non so bene quale impresa del nostro grande primo ministro. Va bene, ho capito,spengo la tv e cerco di usufruire dei restanti 35 minuti.Comincio a pensare che sicuramente avrei avuto bisogno di una buona e fresca birretta, come fare?, avrei dovuto abbandonare la posizione,..... mai piuttosto muoio di sete, e poi tanto dopo vado al Pub quindi, che problema c'è?? Avete presente un pilota della Parigi-dakar che smarrisce la strada ed un gruppo di Beduini gli rubano la tanica dell'acqua?? Bene, ero io, in un deserto arido e senza oasi all'orizzonte, quando come per un miraggio, appare il figlio n° 1. Mi guarda negli occhi, capisce la disperazione di un naufrago assetato e mi propone di prendermi una birra a metà con lui.... FIGLIO ADORATO. Penso immediatamente che ho sempre maltrattato troppo il numero 1 e che vorrei in questo momento fare ammenda per tutti i miei peccati. Mentre si appresta ad uscire in balcone, dove d'inverno risiede la scorta di birrette ben fresche, un suono strano si ode provenire dalla sua camera. Facebook lo stava chiamando con la chat. Subito cambia direzione e ,dopo avermi detto torno subito, sparisce nei meandri del corridoio.Passano i minuti e la birretta comincia a sembrarmi un miraggio che sparisce con il caldo del giorno del deserto. L'orologio dal canto suo, mi avvisa con sadico compiacimento che mancano solo 7 minuti all'apparire della mantide religiosa.Va bene, decido di fare uno sforzo e prendermi da solo quella fetente di una birra che non riesce a trascinarsi da sola verso di me. Dopo uno sforzo immane, eccomi in piedi e con passo felpato mi dirigo verso il miraggio.Ci siamo, "ancora un piccolo sforzo e sono da te" penso tutto soddisfatto.ZAC la mantide appare e mi chiede: " non sei ancora pronto?" " muoviti altrimenti arriviamo tardi e non sai nemmeno bene come arrivare a questo cavolo di Pub".Cosa farebbe in quel caso un padre normale?? Non avendo ne una mitraglietta d'assalto con me ne tanto meno un'arma nucleare tattica, cambio direzione e mi dirigo verso la camera per vestirmi.saltando tutti i commenti rivoltomi da tutti per farmi notare che ero in ritardo, ci ritroviamo dentro la macchina direzione "sto famigerato Pub". Piccola diserzione sulla provenienza delle amiche di mia figlia e sulla posizione del Pub scelto per la riunione. Nel giro di 500 metri da casa nostra abitavano tutte le giovani pesti che si sarebbero riunite, mentre il locale si trovava a più di 20 Km. da Noi. Perchè cavolo dobbiamo fare tutta questa strada per riunire persone che se alzano la voce da casa già si ascoltano?? Il Pub in questione, si trovava in aperta campagna, per arrivarci bisognava imboccare una strada bianca che intersecava la principale dove stavamo viaggiando.Dopo 4 messaggi sms e varie telefonate siamo riusciti a capire come arrivarci. Avete mai notato che gli adolescenti di oggi spendono un sacco di energie e soldi per comunicarsi proprio niente?? Se volessi fare il padre all'antica, direi che " ai miei tempi ci si metteva d'accordo prima e poi ci si trovava sul posto all'ora stabilita", ma dato che non voglio farlo capisco che per comprendere un indirizzo ci vogliano almeno 4 telefonate e tre sms, d'altronde non abbiamo google maps nella macchina.All'arrivo al Pub, c'erano in attesa due ragazze, un ragazzo e la madre di quest'ultimo, che immediatamente vistomi mi ha scaricato l'onere di riportarli a casa tutti quanti dopo la riunione. Dovete sapere che i genitori si dividono in due gruppi: Il primo, quello classico dei furbi, ovvero coloro che sanno come sfruttare al meglio gli altri genitori; Il secondo, al quale appartengo, coloro che per difetto di velocità o furbizia, macinano kilometri per scarrozzare tutta la settimana i figli di mezzo quartiere. Comunque , ero in procinto di entrare nel Pub, avrei ordinato una birra da un litro gelatissima,mi sentivo eccitato.Appena dopo aver valicato la porta d'ingresso, i riunenti scompaiono in una saletta accanto ed io approfitto per sedermi sullo sgabello del bancone, molto ma molto vicino al barman. La professionalità di un lavoratore la si riconosce subito dal fatto che riesce a prevedere le richieste del cliente. Neanche seduto il barman mi guarda e mi dice: " gliene serve una ben grande fresca e gelata". Se non fossi un etero convinto l'avrei baciato, ma credo che non avrebbe apprezzato gran chè. Finalmente avevo la mia birra, finalmente nulla poteva importunarmi. Le gioie della vita le capisci solo quando si fanno aspettare...........
Salve ai pochi, o molti che verranno qui a leggere le mie facezie che scrivero' quando ne avrò voglia. La mia vita come quella di molti ( non Voi spero) è abbastanza normale, ma a volte succedono cose che..... come diceva mio nonno..... ach non me lo ricordo più.Magari la prossima volta vi racconto proprio di mio nonno, quello paterno, al quale sono stato molto legato e che mi ha formato più di quanto possano fare i genitori. Saluto anche i miei che rispetto e tengo lontani....ma questi sono fatti troppo personali.

ciao