un thè a Parigi

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La città per eccellenza

lunedì 15 febbraio 2010

Le Banche

Avete mai avuto a che fare con le banche? Siete dei privati risparmiatori o piccoli imprenditori?Io vorrei parlare della situazione odierna del rapporto delle banche con i piccoli imprenditori.Fino a due anni fa, i direttori di banca, correvano dietro a noi piccoli imprenditori, in quanto essendo una categoria sana, avevamo ancora un po' di liquidità.Vi sarà capitato di ascoltare frasi come queste:"Carissimo Sig. tizio, volevamo proporle, dei prodottini ad hoc per la sua situazione, e dato che abbiamo visto che sta lavorando bene, potremmo anche parlare di ampliamento dei fidi". Dietro queste frasi sibilline si nascondevano dei veri affari, ( per le banche) tanto che conosco dei colleghi che fidandosi hanno visto il loro patrimonio eroso da spese,commissioni e sopratutto dall'andamento del mercato..... Scusate , ma avevamo parlato di prodotti sicuri, cosa cappero c'entra l'andamento del mercato? "Beh sa Sig. Tizio, il prodotto è garantito per un rendimento sicuro del 50 percento del capitale, ma per far si che renda, dobbiamo diversificare verso mercati più remunerativi!"A questo punto era già tardi, il piccolo gruzzoletto sudato nel corso degli anni, veniva mandato a rimpinguare le casse di spregiudicate aziende oppure di governi ( vedi Argentina), il cui debito pubblico veniva cancellato con colpi di spugna politici. Carissimi lettori, se siete tra quelli che hanno perso soldi così, provate oggi ad andare dalla stessa banca, per chiedere aiuto, per le problematiche delle vostre aziende. Tutti i sorrisetti che venivano elargiti a profusione, si sono trasformati in espressioni da "cassamortari"e le vostre richieste di fidi o finanziamento verranno negate dietro alla scusa di: " Sa , Basilea 2 , la crisi,l'andamentale della sua azienda è in calo...... Certo che è in calo, brutta faccia da spigola! C'è o non c'è la crisi? Perchè solo Voi Banche potete accampare questa scusa, ( tanto lo stato ovvero Noi abbiamo pagato i vostri debiti) mentre Noi che soffriamo veramente la crisi che Voi avete generato, non possiamo accampare la stessa spiegazione?!. Beh il problema quindi è quello di trovare che abbia il coraggio di finanziare le piccole imprese, in attesa che la crisi passi.. (se mai passerà). Mi viene un dubbio!
Quando avevamo noi i soldi, ce li hanno presi e se li sono mangiati, adesso che li hanno loro Noi cosa potremmo fare? La risposta mi viene spontanea, ma non posso scriverla , altrimenti rischio la galera, quindi se avete capito anche Voi, vi aspetto tutti fuori delle banche, ben armati e sopratutto a viso scoperto ahahahahaha.

giovedì 4 febbraio 2010

La svolta:

Arriva sempre un giorno, nella vita di un uomo,l'attimo in cui deve cambiare radicalmente la propria vita.Questo momento, per i più coincide con l'ingresso nel mondo del lavoro e quindi l'uscita dall'ovattato mondo dello studio.Fortunatamente questo è il caso più comune ed il meno drammatico e se la vita ti chiede solo in questo caso di dare una svolta, sei fortunato.Oggi stiamo vivendo una crisi economica, che non ha nulla a che vedere con quella propagandata delle banche,(loro gli aiuti di stato li ricevono),la crisi vera è quella delle persone che stanno perdendo il loro lavoro, e sono tante.I nostri governanti vogliono farci credere che torneranno i tempi migliori e che se aiuteremo il presidente del consiglio a scappare dalle sue beghe finanziarie e con la giustizia,avremo come ricompensa un lavoro ed una dignità ritrovata. BALLE, e passatemi lo sfogo, qui siamo ormai in epoca di " si salvi chi può", e che la legge della giungla abbia la meglio sulla solidarietà umana.Penso a quelle famiglie, i cui padri,(spesso unica fonte di reddito)siano incappati in questa tragedia,perchè di tragedia si parla.Un uomo mediamente onesto, con un lavoro ed una famiglia che si appoggia a lui,prova un tale senso di frustrazione e vergogna, nel non poter essere più un sostegno,che spesso porta appunto a dei cambiamenti radicali.Cercate di immedesimarvi in una persona di 40 anni o più, che dopo magari 20 anni di lavoro, si trova a doversi rimettere sul mercato come merce avariata.Si perchè oggi un uomo di 40 anni che cerca lavoro, è ormai andato, e nessuno vuole investire sulle sue competenze ed esperienza, meglio un ragazzo con contratto di apprendistato( costa meno).Il senso di impotenza e inutilità che coglie queste persone,insieme alla rabbia generata dalla necessità,può cambiare per sempre il carattere dell'individuo. C'è chi si lascia andare e finisce come un barbone per le strade, e chi invece lotta con forza e magari passa per le vie di fatto ( spesso illegali). Signori, la crisi non è finita, sta appena cominciando. Saremo la nuova Cina, dove gli operai non contano niente e vengono semplicemente spremuti come limoni.Ma attenzione a tutte le persone fortunate, non crediate che potrete ignorarli per sempre,saranno un cancro che cresce e che prima o poi vi toccherà da vicino.Molti in questa operazione di svolta, riescono magari a cambiare la propria vita in meglio, ma saranno sempre meno di quelli che invece periranno sotto il peso dell'umiliazione e della rabbia.Se la legge della giungla dovrà vincere, cerchiamo perlomeno di farla vincere in maniera solidale, cominciamo a considerarci un popolo, (Italiani ed immigrati) ed aiutiamoci tutti a far risalire sul serio l'economia.Non basta comprare la mela, (come diceva la pubblicità stupida del governo),ma bisogna fare in modo che operai sfruttati dall'altra parte del mondo non facciano perdere lavoro anche a noi in Italia. Boicottiamo l'acquisto delle merci fatte con manodopere sfruttate e preferiamo quei prodotti che vengono costruiti dando il giusto riconoscimento a chi lavora per produrli.Ora dobbiamo ricominciare a comprare sul serio il Made in Italy, ma non quello falso delle Griffe di moda, bensì quello che ci certifica che sia stato prodotto (non Assemblato) in Italia.Saremo anche cittadini del mondo,ma se dobbiamo farci togliere il lavoro da manigoldi che sfruttano nostri simili in altri paesi, allora è ,meglio dire "si salvi chi può". Noi se volessimo, ancora potremmo, e se il governo svende alla cina interi comparti di produzione italiana, perchè qualcuno deve vendere 300 Ferrari alla Cina,allora Noi abbiamo l'obbligo di svendere questo governo e sopratutto di ribellarci all'invasione delle merci a basso costo. Ricordatevi che ad un prezzo maggiore , spesso coincide anche una qualità maggiore, e se il nostro vicino sta bene, prima o poi investirà soldi nella nostra attività, e quindi anche noi staremo meglio.Dobbiamo anche finirla con questo consumismo indotto secondo il quale se un prodotto si rompe, si getta e lo si sostituisce con uno nuovo, sappiate che non sempre quello nuovo garantisce una qualità migliore,anzi con l'andamento attuale la qualità decade giorno per giorno.Senza parlare dell'inquinamento che generiamo riempiendo le discariche di ogni sorta di rifiuto tecnologico o altro.Voi starete pensando... " certo lui è tecnico quindi sostiene ciò che fa comodo a lui".Vi comunico che dietro il tecnico, c'è un imprenditore che realizza i maggiori guadagni con la logica della sostituzione, ma che non per questo non sarebbe molto contento di tornare indietro se servisse ( come serve urgentemente)pur di continuare a vivere in un paese felice!!!Aiutiamoci tutti e chissà che anche nel resto del mondo non possano adottare un sistema più solidale e quindi sostenibile.
Scusate lo sfogo....

mercoledì 3 febbraio 2010

Mia Moglie

Dopo aver parlato di figli e quant'altro, vorrei affrontare l'argomento di mia moglie,ovvero colei per la quale risulto essere padre di 3 elementi non ben identificati.Conobbi mia moglie in un viaggio all'estero, due ore dopo essere sbarcato all'aeroporto della sua città.Ero comodamente seduto in un ristorante all'aperto e mi stavo per così dire deliziando con due piatti di ostriche crude annaffiate da una birra gelata, quando alzando gli occhi dal piatto incrociai lo sguardo di una Dea.Adesso immaginate lo scompiglio allo stomaco che possono creare le due situazioni di cui sopra.Da bravo maschio latino ,cerco subito di entrare in contatto con la Dea in questione, ma no, come si farebbe in chiesa, ovvero pregando, bensì utilizzando come grimaldello l'aiuto del cameriere (cosa da non fare mai se non si conosce il profilo psicologico dello stesso).Chiamo il garcon, e con fare ammiccante gli chiedo di recarsi al tavolo di quella bella ragazza e di offrire a nome mio una birra gelata. Il soggetto in questione , (il cameriere) al rifiuto un po' seccato della ragazza pensa bene di tornare da me ed avvisarmi che l'omaggio sarebbe stato accettato nel solo caso che mi fossi trasferito al suo tavolo. Ovviamente pianto lì il mio amico che si stava scrofonando il terzo piatto di ostriche e mi dirigo verso di lei. Appena arrivo, saluto nel mio Portoghese stentoreo (fresco del secondo esame all'università) e mi siedo a fianco di lei, senza notare lo sguardo interrogativo nei suoi occhi.Devo dire che qui ha giocato a mio favore la notevole educazione della ragazza nel non avermi mandato immediatamente indietro come un pacco postale.Arriva il cameriere e posiziona di fronte a lei la birra da me offerta ( neanche fosse champagne)mentre io continuo nel mio approccio parlando correntemente la sua lingua. Tanto correntemente che nessuno mi aveva spiegato le differenze sostanziali che esistono fra il Portoghese del Portogallo ( quello che si studia all'università) e quello del Brasile.In dieci secondi netti senza volerlo riesco a dargli della "ragazza facile" e questo devo dire che non mi ha aiutato nel prosieguo della tecnica di approccio.La sorte volle che lei, sempre grazie alla sua spiccata educazione, senza battere ciglio ne arrabbiarsi, ,mi spiegasse la differenza etimologica che esiste nel termine "rapariga" nel portoghese originario ed in quello del Brasile. A questo punto vi chiederete, " cosa avrà significato Rapariga in portoghese?" e per questo vi rimando al dizionario.Superato lo scoglio del primo approccio, dopo altre vicissitudini sempre legate ad incomprensioni,finalmente ci accordammo per vivere insieme e cominciare la lunga avventura che ancora oggi ci vede attivi nella ricerca di una vita di coppia lunga e proficua.Questo è l'antefatto con il quale vorrei passare a parlarvi della mia compagna. Non vi dirò il nome di mia moglie, in quanto non ha voluto firmarmi la liberatoria per la privacy e quindi rischio di essere denunciato per violazioni alla legge.Vorrei invece testimoniare come un matrimonio come il nostro,ovvero di due culture differenti anche se con basi comuni, possa funzionare molto bene,e come questo sia possibile grazie alla pazienza e bontà della mia compagna. Ana Paula, ( accidenti l'ho detto) è forse la donna più completa che mai uomo possa desiderare al suo fianco,bellissima, intelligente,attiva professionalmente e madre premurosa ed attenta. Stare al suo fianco per tutti questi anni, è stato un onore ed una gioia incommensurabili. Ti amo Paulinha e spero di continuare con te tutto il resto dei nostri giorni.
Tuo Marito

sabato 30 gennaio 2010

Errata corrige MIA FIGLIA

Cosa non farebbe un padre per far contenti i figli, ed in maniera specifica le figlie.Immagino come la maggior parte dei padri siano d'accordo con me quando dico che ci facciamo abbindolare come vogliono dalle mogli, ma le figlie sono una categoria ancora più manipolatrice.Ebbene, mia figlia ha letto il mio blog e dopo aver riso un po' ha concluso che la sua figura ne usciva malandata e mi ha apostrofato con le seguenti parole: "Pa,guarda che il tuo post sul blog, mi fa apparire come una figlia viziata che passa la vita a a farsi scarrozzare dal padre alle feste". Immaginate la tristezza del cuore di un padre, che sente che sta facendo del male alla propria figlia..... ahahahahah "finalmente ti ho in pugno piccola mantide religiosa" . Ovviamente sto scherzando, come scherzo ed amplifico tutto quello che scrivo in questo blog. Facciamo i seri per un momento e cerchiamo di descrivere come è veramente la numero 3.Quando penso a mia figlia, il cuore mi si stringe in un sentimento immenso di amore e protezione, e vorrei essere capace di garantire in qualche modo che la sua vita fosse lunga, felice e serena. Lei dal canto suo, non mi ha dato mai dei motivi seri per dubitare o preoccuparmi, anzi adesso che ci penso è fin troppo brava figlia..... ( ci sarà sotto qualcosa??). Ti amo figlia mia, non cambiare mai se non in meglio.

Tuo Padre.

Il mio lavoro

Fin da quando ero piccolo, mio padre svolgeva lo stesso lavoro che svolgo oggi io.A scuola capitava spesso,quando cambiavo classe o istituto, che i professori s'informassero sulla vita di noi studenti, comprese le attitudini lavorative dei nostri genitori. Quasi tutti gli altri studenti alla domanda " cosa fa tu padre ? ", rispondevano con semplici monosillabi tipo: l'impiegato,il geometra,il barista,lo spazzino etc. etc. Quando arrivava il mio turno,dopo aver sudato freddo per il tempo di attesa,ed aver ripassato a memoria circa 20 volte la possibile definizione più corta, scattava la fatidica domanda... " e Tuo Padre ,di cosa si occupa? ".Io spesso esordivo, cercando la via più breve, dicendo : " Mio padre fa il tecnico per cucine professionali". Dopo un breve momento di studio e varie espressioni di domanda dipinte sui volti dei professori, tornavano alla carica chiedendo di spiegare meglio cosa facesse un tecnico di cucine professionali. Io demotivato spiegavo con calma e questa volta in maniera esaustiva che per fare tale professione bisogna essere un po' elettricisti,un po' idraulici un po' metalmeccanici e persino saldatori.Lo sguardo dei più, a questo punto s'inabissava nel vuoto più assoluto come cercando nel proprio database mentale di assemblare tutte queste professioni in una sola.Spesso accadeva che questo processo mentale lasciava i professori nello sconforto di una incapacità di capire che li frustrava profondamente.Dopo qualche giorno e vi assicuro che succedeva puntualmente, come a voler sanare questa strana curiosità, scattava il compito in classe d'italiano, un unico tema, Descrivete il lavoro dei vostri genitori ed il rapporto che Voi avete con questo lavoro. Ma porca miseria, era il lavoro di mio padre non il mio, perchè avrei dovuto conoscerlo così a fondo da poterci fare un tema! Fu così che per sanare questi dubbi, all'età di 12 anni cominciai ad accompagnare " il vecchio" nei suoi viaggi di lavoro pomeridiani. Scoprii con molta sorpresa che era un lavoro si faticoso, ma anche pieno di imprevisti e situazioni piacevoli.Innanzi tutto, non si stava sempre chiusi in un unico posto, ma ogni giorno si viaggiava verso un cliente nuovo e si conoscevano tutti i paesaggi che circondano la mia città.Una volta arrivati, si era trattati come eroi, in quanto all'epoca in Umbria non era facile trovare chi ti riparasse le apparecchiature di cucina e ti permettesse di continuare a servire i pasti ai tuoi clienti.Dopo la fase tecnica del lavoro, dove si era praticamente soli in cucina a sistemare le varie cose,veniva la fase ricompensatoria, se così vogliamo dire, dove si faceva il conto al cliente e si riceveva il giusto compenso per il servizio reso. In questa fase normalmente si chiacchierava con i titolari dei ristoranti, ti offrivano da bere ed a volte anche da mangiare e poi alla fine ti consegnavano il denaro che avevi richiesto a fronte del tuo lavoro. Immaginate di fare questo per quattro o cinque volte al giorno presso clienti diversi, e di tornare a casa la sera con un bel pacchetto di banconote nel portafoglio. Agli occhi di un ragazzino di 12 anni questo era il paese delle meraviglie e verificare che i clienti ti aspettassero a braccia aperte e ti lasciassero andare via con i soldi ed in più eterna riconoscenza era veramente fantastico.Negli anni a seguire continuai a studiare e presi il diploma in un istituto tecnico che mi dava le basi di elettronica per poter fare questo lavoro, in quanto in molte delle apparecchiature di cucina stava prepotentemente entrando l'elettronica al posto dell'elettromeccanica.Entrai nell'azienda di mio padre dopo due anni di università ed uno di servizio militare passato in Sardegna a Macomer ( ma questa è un'altra storia).Fin dai primi giorni di lavoro,cominciai ad adorare questo mestiere, che come quello del medico, non lasciava molto tempo libero, ma in compenso gratificava sotto diversi punti di vista.Man mano che gli anni passavano, cominciai a notare che qualcosa stava cambiando,i corsi di aggiornamento (anche quelli una parte affascinante del mio lavoro) diventavano inutili e ripetitivi, i clienti non ti aspettavano più alla porta per accoglierti calorosamente, ma al contrario scappavano dalla porta del retro per non dover affrontare il pagamento finale. Spesso mi trovavo da solo in cucina a lavorare pensando che sarei uscito di lì, senza nessuno che mi avesse pagato e cosa ancora più triste nessuno che mi salutasse cordialmente. Cominciò a far parte del mio lavoro anche un aspetto che non avevo mai conosciuto,quello del riscossore.In particolare, riscuotere è una parte molto deprimente del mio lavoro odierno, in quanto ha delle regole e degli aspetti ben precisi. Innanzi tutto, esci la mattina con il tuo giro di assistenze,ed oltre a quelle, una marea di foglietti di indirizzi presso i quali devi passare senza preavviso per poter sperare di trovare il titolare del ristorante. Se tutto va bene, e riesci a trovare in sede il titolare, ti senti immerso in un atmosfera di accattonaggio che non ti appartiene. Praticamente,il ristoratore esordisce dicendo : " non c'era bisogno di passare, ti avrei spedito un assegno a giorni!!", e dicendo questo ti guarda come si guarda il povero barbone all'angolo del palazzo.Seconda fase è la finta ricerca del libretto degli assegni che guarda caso è sempre finito e quindi non può fartelo al momento.Mi è capitato a volte di buttare un occhio sul libretto che il signore si trovava in mano e di notare che l'ultimo assegno staccato risaliva a circa un anno prima.Immagino che quel libretto servisse all'uopo per questo tipo di situazioni e che quindi il fatto di non voler pagare sia un sistema consolidato. Nel corso degli anni ho sperimentato la tecnica di arrivare subito dopo il servizio e di far notare al cliente che avendo tutti i tavoli della sala in disordine deveva aver incassato per forza perlomeno i pagamenti dei pranzi e quindi poteva saldarmi anche in contanti. Le banche,cosa di cui scriverò un post a parte, si sono inventate il Bancomat e la carta di credito e da allora anche la mia tecnica di arrivare dopo il pranzo ha trovato un alibi credibile. " Ma sai oggi pagano tutti con il bancomat e quindi in cassa non ho niente! " . Insomma, oggi se mio figlio fosse interrogato da un professore avrebbe una lista di lavori ancora più lunga da confezionare per descrivere " Il tecnico". A volte mi pongo una domanda, e seriamente dico a me stesso : se devi lavorare,poi passare a riscuotere con minacce varie anche cinque o sei volte dallo stesso cliente, non sarebbe meglio direttamente passare a chiedere il Pizzo? Si eviterebbe tutto quel lavoro che un tempo era gratificante e che oggi lo percepisco come umiliante.

A Voi la risposta.

venerdì 29 gennaio 2010

FARE IL PADRE:

Ieri sera, al rientro da una giornata intensa di lavoro, mentre mi spogliavo con calma per sistemarmi nel mio comodo pigiama, si avvicina mia figlia e mi dice: "Pa!!!". Immediatamente un brivido di freddo ha percorso la mia schiena e le pareti della camera si sono strette su di me.Dopo un breve momento di claustrofobia , mi sono fatto coraggio ed ho chiesto con voce flebile : " Sii?? ". Lei con fare da mantide religiosa mi ha chiesto di accompagnarla in un pub dove avrebbe incontrato delle amiche per organizzare una festa di compleanno e poi ha aggiunto ( cosa estremamente intimidatoria) "la mamma mi ha detto che mi avresti accompagnato".Guardo l'orologio e scopro che avrei beneficiato di una pausa di circa un ora prima dell'uscita preorganizzata, decido allora di svaccarmi davanti alla tv immerso nel mio fantastico Puff. Del mio Puff , magari ve ne parlo in un prossimo post, e vi assicuro che ne vale la pena, anche se attirerò le ire di tutte quelle mogli che verranno vessate dai mariti per averne uno uguale.Tornando alla mia pausa di oramai 50 minuti,scopro con sospetto che mi gira attorno il figlio numero 2. Tanto per non lasciare spazio alla curiosità, vi diro' che sono padre di 3 figli anche se a volte penso che siano più o meno un plotone di circa 250 barbari scalmanati.Ebbene, figlio n. 2 continua a ronzare intorno al mio amatissimo puff e crea quella sensazione di un vortice d'aria tipo tornado che riduce ad un sottovuoto la mia aria vitale.Uscendo a fatica dall'apnea creata dal sottovuoto,con uno sguardo severo chiedo: "Che c'è??" .
Il produttore di tornado, rallentando il suo turbinare, chiede conferma del fatto che io accompagni figlia n° 3 al pub, e che dato il fatto che la mia auto sia ancora parcheggiata di fronte l'ufficio, sicuramente userò la sua.Dopo un finto pensare annuisco e cercando di riprendere il discorso della televisione fingo di aver esaurito la conversazione.Ovviamente il tornado passa da forza 1 a forza 4, che per gli appassionati di meterologia significa altamente distruttivo.La sensazione di apnea aumenta e mi sento sollevato dal mio puff fino ad un metro di altezza.Immediatamente lo spunto geniale, e dalla quota di un metro e senza paracadute, grido nel vento: " ti do 20 euro per mettere benzina domani". come per incanto la furia degli elementi cessa di colpo, ed io senza paracadute precipito di nuovo nel mio puff che mi abbraccia e mi consola. Tornato il sereno l'orologio mi fa notare che il mio tempo si è ridotto a 40 minuti e che se voglio approfittarne devo concentrarmi sul riposo. Il mio sguardo si rivolge nuovamente alla televisione che, lasciata senza controllo, mi sta facendo vedere il faccione di Emilio Fede che parla di non so bene quale impresa del nostro grande primo ministro. Va bene, ho capito,spengo la tv e cerco di usufruire dei restanti 35 minuti.Comincio a pensare che sicuramente avrei avuto bisogno di una buona e fresca birretta, come fare?, avrei dovuto abbandonare la posizione,..... mai piuttosto muoio di sete, e poi tanto dopo vado al Pub quindi, che problema c'è?? Avete presente un pilota della Parigi-dakar che smarrisce la strada ed un gruppo di Beduini gli rubano la tanica dell'acqua?? Bene, ero io, in un deserto arido e senza oasi all'orizzonte, quando come per un miraggio, appare il figlio n° 1. Mi guarda negli occhi, capisce la disperazione di un naufrago assetato e mi propone di prendermi una birra a metà con lui.... FIGLIO ADORATO. Penso immediatamente che ho sempre maltrattato troppo il numero 1 e che vorrei in questo momento fare ammenda per tutti i miei peccati. Mentre si appresta ad uscire in balcone, dove d'inverno risiede la scorta di birrette ben fresche, un suono strano si ode provenire dalla sua camera. Facebook lo stava chiamando con la chat. Subito cambia direzione e ,dopo avermi detto torno subito, sparisce nei meandri del corridoio.Passano i minuti e la birretta comincia a sembrarmi un miraggio che sparisce con il caldo del giorno del deserto. L'orologio dal canto suo, mi avvisa con sadico compiacimento che mancano solo 7 minuti all'apparire della mantide religiosa.Va bene, decido di fare uno sforzo e prendermi da solo quella fetente di una birra che non riesce a trascinarsi da sola verso di me. Dopo uno sforzo immane, eccomi in piedi e con passo felpato mi dirigo verso il miraggio.Ci siamo, "ancora un piccolo sforzo e sono da te" penso tutto soddisfatto.ZAC la mantide appare e mi chiede: " non sei ancora pronto?" " muoviti altrimenti arriviamo tardi e non sai nemmeno bene come arrivare a questo cavolo di Pub".Cosa farebbe in quel caso un padre normale?? Non avendo ne una mitraglietta d'assalto con me ne tanto meno un'arma nucleare tattica, cambio direzione e mi dirigo verso la camera per vestirmi.saltando tutti i commenti rivoltomi da tutti per farmi notare che ero in ritardo, ci ritroviamo dentro la macchina direzione "sto famigerato Pub". Piccola diserzione sulla provenienza delle amiche di mia figlia e sulla posizione del Pub scelto per la riunione. Nel giro di 500 metri da casa nostra abitavano tutte le giovani pesti che si sarebbero riunite, mentre il locale si trovava a più di 20 Km. da Noi. Perchè cavolo dobbiamo fare tutta questa strada per riunire persone che se alzano la voce da casa già si ascoltano?? Il Pub in questione, si trovava in aperta campagna, per arrivarci bisognava imboccare una strada bianca che intersecava la principale dove stavamo viaggiando.Dopo 4 messaggi sms e varie telefonate siamo riusciti a capire come arrivarci. Avete mai notato che gli adolescenti di oggi spendono un sacco di energie e soldi per comunicarsi proprio niente?? Se volessi fare il padre all'antica, direi che " ai miei tempi ci si metteva d'accordo prima e poi ci si trovava sul posto all'ora stabilita", ma dato che non voglio farlo capisco che per comprendere un indirizzo ci vogliano almeno 4 telefonate e tre sms, d'altronde non abbiamo google maps nella macchina.All'arrivo al Pub, c'erano in attesa due ragazze, un ragazzo e la madre di quest'ultimo, che immediatamente vistomi mi ha scaricato l'onere di riportarli a casa tutti quanti dopo la riunione. Dovete sapere che i genitori si dividono in due gruppi: Il primo, quello classico dei furbi, ovvero coloro che sanno come sfruttare al meglio gli altri genitori; Il secondo, al quale appartengo, coloro che per difetto di velocità o furbizia, macinano kilometri per scarrozzare tutta la settimana i figli di mezzo quartiere. Comunque , ero in procinto di entrare nel Pub, avrei ordinato una birra da un litro gelatissima,mi sentivo eccitato.Appena dopo aver valicato la porta d'ingresso, i riunenti scompaiono in una saletta accanto ed io approfitto per sedermi sullo sgabello del bancone, molto ma molto vicino al barman. La professionalità di un lavoratore la si riconosce subito dal fatto che riesce a prevedere le richieste del cliente. Neanche seduto il barman mi guarda e mi dice: " gliene serve una ben grande fresca e gelata". Se non fossi un etero convinto l'avrei baciato, ma credo che non avrebbe apprezzato gran chè. Finalmente avevo la mia birra, finalmente nulla poteva importunarmi. Le gioie della vita le capisci solo quando si fanno aspettare...........
Salve ai pochi, o molti che verranno qui a leggere le mie facezie che scrivero' quando ne avrò voglia. La mia vita come quella di molti ( non Voi spero) è abbastanza normale, ma a volte succedono cose che..... come diceva mio nonno..... ach non me lo ricordo più.Magari la prossima volta vi racconto proprio di mio nonno, quello paterno, al quale sono stato molto legato e che mi ha formato più di quanto possano fare i genitori. Saluto anche i miei che rispetto e tengo lontani....ma questi sono fatti troppo personali.

ciao